Oggi vi voglio raccontare del caso Ferrari che riguarda la tematica del passaggio generazionale.
Il passaggio generazionale che, come ben saprà chi mi segue, è fondamentale nella mia formazione e nella professione che svolgo.
Riguarda le imprese di ogni ordine e grado e per questo oggi porteremo un esempio classico di passaggio del testimone, in questo caso andato a buon fine: la famiglia Ferrari
Chiunque, nella gran parte del mondo, conosce il nome Ferrari e ciò che esso porta con sé in termini di branding e prodotto. Un faro, se vogliamo, nell’automobilismo sportivo su strada e su pista.
Al di là degli aspetti narrativi, tuttavia, vorrei concentrarmi specificatamente sulla dinamica che ha interessato la prima generazione, ossia il grande Enzo Ferrari, e suo figlio Piero.
Come molti figli intraprende un percorso di crescita professionale nell’azienda di famiglia, fino a prenderne le redini e condurla ai più recenti successi universalmente conosciuti.
Alcuni elementi che hanno caratterizzato il processo di consolidamento del ruolo di Piero all’interno dell’azienda sono particolarmente interessanti e vale la pena approfondirli. Magari per trarne spunto per la propria situazione o farne tesoro per il futuro.
Anzitutto è assolutamente corretto il processo di formazione avvenuto. Piero Ferrari, pur essendo figlio del proprietario dell’intera azienda, ha intrapreso il suo percorso partendo dagli aspetti più tecnici e certamente non manageriali.
In ambito formativo questo aspetto è fondamentale: una generazione che subentra alla precedente deve anzitutto allinearsi dal punto di vista esperienziale. Chi fonda un’azienda coltiva dentro di sé i valori che ha creato per essa. Chi subentra, tutto questo deve assorbirlo e non c’è nulla di meglio della pratica sul campo per farlo.
In secondo luogo, parliamo di gradualità, altro elemento a favore di un corretto passaggio generazionale. Si consideri che Piero Ferrari ha assunto la direzione di un ramo d’azienda solo undici anni dopo il suo ingresso.
Terzo punto: l’unione di intenti. Uno dei maggiori motivi del successo nel passaggio fra Enzo e Piero Ferrari è inoltre l’aver compiuto dei passi percorrendo binari paralleli che non hanno mai generato contrasti insanabili.
Se analizziamo la parabola del percorso scopriamo che in molti casi fu Piero stesso a fare “un passo indietro” per non affrettare le cose, o dall’altra parte è stato Enzo a capire quando fosse il momento di premiare la carriera del figlio con un’accelerazione di responsabilità.
Non ultimo, un esempio di quanto fosse stato fatto un buon lavoro a monte lo abbiamo nella fase più delicata del passaggio di consegne in Ferrari: la morte del capostipite Enzo.
Nelle aziende familiari l’interruzione del rapporto per via di motivi “naturali” è sempre traumatica.
È molto diverso rispetto alla presa di gestione per cessione scelta, come nei casi in cui l’imprenditore va in “pensione”. Oppure, lui stesso decide di fare un passo indietro a beneficio della generazione successiva. L’imprenditore è comunque un riferimento e tale resta anche qualora non abbia più cariche ufficiali nell’impresa.
Ma nel caso di dipartita, questa possibilità non esiste e dunque solo un saggio lavoro di costruzione della professionalità di chi succederà può garantire all’azienda una costante sopravvivenza, prescindendo da chi vi opera all’interno e alla sua natura “umana”.




