Mi trovo sempre più spesso a riflettere sulle dinamiche che regolano i rapporti fra le persone in termini di cooperazione. Sarà perché sono un sincero “fan” dei rapporti umani. Come avrà imparato a capire chi segue questo blog, credo che la collaborazione fra le persone sia l’unico mezzo per arrivare ai risultati più ambiziosi, sia in termini personali che professionali.
In questo periodo mi imbatto, per evidente caso o destino, in situazioni che mi fanno dubitare della validità di alcuni miei principi, o per meglio mi fanno riflettere sul fatto che quei principi che ritengo per me inalienabili non siano altrettanto “granitici” per gli altri.
Una panoramica generale sulla cooperazione nella vita reale
Non sempre sembriamo avere cura del prossimo. I contesti in cui si esprime questa dinamica sono innumerevoli, dall’arroganza con cui talvolta guidiamo la macchina alla poca empatia che proviamo di fronte a un mendicante all’angolo della strada, o a una donna incinta ingiustamente in coda.
Piccole cose, che però danno la misura di quanto, in effetti, i nostri problemi sembrano prendere le redini della nostra attenzione. Ed è proprio questo il punto a cui voglio arrivare. Sono sinceramente convinto che nella maggior parte dei casi le persone non siano incuranti o distratte “perché cattive”. Ma semplicemente perché troppo prese dai propri pensieri.
È un difetto, ma non la più grave delle colpe. Anzi, se vogliamo è un danno che facciamo principalmente a noi stessi.
La capacità di discernere le cose importanti da quelle meno importanti, e di selezionare con cura i problemi di cui decidiamo di farci carico, è uno dei principi fondanti non solo della mia vita ma anche del Metodo I.O.I., il sistema di massimizzazione dei risultati che ho messo a punto per tutte le imprese che ne hanno bisogno.
Come ho sempre detto le imprese sono fatte di persone e le persone non si limitano mai a riversare nel lavoro le proprie competenze, ma metteranno “dentro a quello che fanno” anche le proprie emozioni, i pensieri, le ambizioni e le simpatie.
Questo inciderà positivamente o negativamente sul risultato del loro lavoro. Ne determinerà la qualità, la velocità e l’esito. È fondamentale che capiamo quanto questa dinamica sia imprescindibile.
Analisi della “felicità”
La felicità non è soltanto un’ambizione da perseguire, ma una condizione necessaria per lavorare in modo corretto e raggiungere i risultati prefissati. Senza contare che senza “chiarezza” dentro di noi difficilmente saremo disposti ad aprirci agli altri, a cooperare. E come detto all’inizio senza sinergia e cooperazione non è possibile raggiungere risultati rilevanti.
Questo quadro chiarisce senza dubbio la strategia migliore da adottare, tanto nel proprio privato quanto nella propria azienda: in primis dobbiamo allineare il nostro cuore alla nostra mente (e non solo, ma questo è un elemento avanzato del Metodo I.O.I. che non può essere approfondito in questa sede) e chiarire a noi stessi quali “pesi” possiamo sostenere nella misura in cui neanche un grammo in più possa incidere sulla nostra capacità di osservare il mondo, dare il nostro contributo e provare empatia per gli altri.
Se vediamo che il nostro stile di vita richiede una quantità maggiore di “egoismo” e di “cecità” verso il prossimo, significa che stiamo sbagliando qualcosa.
Una volta appurato questo, la dinamica non può fermarsi ai pensieri ma deve tradursi in azione. La cooperazione con gli altri deve diventare un’abitudine di vita, qualcosa che riteniamo consueto e routinario così come mangiare e dormire.
Deve essere “naturale” fare del bene agli altri mentre passeggiamo e, per esempio, un’anziana signora deve attraversare una strada trafficata. Questo automatismo sarà un “riflesso incondizionato” che avrà il suo riverbero anche in altre sedi, anche quando svolgiamo il nostro lavoro.
Mai smettere di crederci
Cosa più importante: mai e poi mai questo atteggiamento deve sembrarci retorico, scontato o poco fruttuoso. Se smettiamo di crederci, nessuno lo farà per noi. Ma se viceversa applichiamo questo principio in modo sistematico ogni giorno, in poco tempo ci renderemo conto che i benefici per la propria individualità sono innumerevoli. Quando dai spazio al bene degli altri molti problemi personali smettono di avere rilevanza. “Decantano” e, a distanza di poco tempo, ci sembrano meno importanti di quanto ritenessimo quando non pensavamo ad altro che a quello.
Quando dai spazio al bene degli altri il tuo cuore è allineato alla tua mente, quello che pensi è identico a quello che senti, e soprattutto sei nella direzione giusta. Ti senti meglio anche fisicamente, e non è una battuta. Il cervello riconosce il benessere degli altri e se tu hai contribuito a crearlo, esso tornerà indietro “premiando” chi lo ha generato.
E per quanto possa suonare idealista, è proprio il mio, o il tuo “tassello” di contributo al benessere collettivo a restituirci una società migliore in cui siamo noi stessi a vivere.




